Solo a maratona già iniziata penso concretamente alla nostra storia e filo dagli speaker a segnalarla.
Un’edizione 2016 saltata (niente bici con i freni a disco ammesse, niente collaborazione con Stefano e Red-Live), la 2017 a lungo chiacchierata per poi arrivare a organizzare tutto all’ultimo secondo.
Un team che erano due, nessun incontro, nessuna riunione, le bici da preparare, gli atleti che decidono di accettare insieme alla sfida delle 12h lunghe ore su bici su cui non sono mai saliti.
Cosa è successo? Ve lo lascio leggere nelle parole degli 8 in pista e degli uomini ai box: perché se T+RED si è piazzata sesta assoluta e seconda di categoria è merito della squadra che ha preso vita in pochi istanti, di ogni punto di vista, di ogni sensazione vissuta in e a bordo pista.

In pista
Edoardo Margiotta
Luca Cribiù
Marco Bencini
Fabio Banfi
Simone Curti
Andrea Nicolosi
Igor Berzi
Nicola Venuti

Ai box
Stefano Martignoni
Romolo Stanco
Luca Martorini
Erica Marson

Lontani ma vicini
Stefano
Marco
Jacopo
Marc

 

BOX 1_Luca e il cambio di strategia

Arriviamo in autodromo alle 18, tempo di scaricare il furgone e gli 8 ragazzi del team Red Live già tutti intorno alle bici curiosi, forse anche un po’ spaesati, stanno probabilmente pensando che passeranno le prossime 12 ore in sella a delle bici che non hanno mai provato, e ancora non sono del tutto sicuri che possa essere un buona idea.
Si fidano di noi e ci hanno già affidato la scelta della bici, regoliamo l’altezza delle selle, sostituiamo un paio di attacchi manubrio, gonfiamo le gomme e nel frattempo la partenza della gara viene rimandata di mezz’ora causa diluvio.
I ragazzi cominciano a provare le bici nel paddock e sui rulli. Spariscono gli sguardi perplessi, compaiono i primi sorrisi, Simone mi si avvicina e mi dice “Questa non è una bici, è un aereo!”.
Alle 20.30 parte la gara, e per le prime quattro ore siamo nel gruppo di testa, sempre tra il primo e il terzo posto.
Verso le due comincia a salire sia il sonno che il numero di caffè presi, c’è chi è sconsolato dalla finale di Champions e chi semplicemente comincia a chiudere gli occhi anche mentre chiacchiera. I ragazzi dormono tra un turno e l’altro, e cominciamo a perdere posizioni e a staccarci dal gruppo.
Io e Romolo, che ci siamo conosciuti nel mondo dei kart, non ci stiamo. Allestiamo in pit lane un vero e proprio muretto e controlliamo i tempi giro per giro, accorgendoci di poter guadagnare una decina di secondi facendo il “cambio pilota” a ogni giro, partenza da fermo degna dei migliori pistard, un giro “a vita persa”, e un’ora per riprendere fiato per lo stint successivo.
Stefano Martignoni, il “Maurizio Arrivabene” di Red Live è a inizio pit lane e ci segnala la partenza del cambio, io sono al box a gestire i tempi sul giro al muretto e a far scaldare i ragazzi prima del loro stint, Romolo ed Erica sono a fine pit lane ad aspettare via radio il comando di far partire il pilota successivo. Pur essendoci conosciuti solo qualche ora prima, siamo un Team a tutti gli effetti, T+RED ci chiama lo speaker, e tutti i “nostri” danno il massimo ogni giro. Ci si è ufficialmente chiusa la vena.
Alle due del mattino, su 175 squadre partenti, siamo in posizione 29, alle cinque siamo risaliti fino alla nona posizione, e dopo un’ora di bagarre riusciamo a strappare la settima posizione, che siamo riusciti a tenere fino all’arrivo, dopo un eroico ultimo stint di Nicola che ha tenuto tre giri ai 44 km/h di media, nonostante una caduta all’ultimo giro, dovuta all’ennesimo acquazzone della gara.
Risultato finale: Settimo posto assoluto e secondo di categoria.

Selfie di rito, premiazioni, saluti, e meritato pisolo.

Luca Martorini, 22 anni a luglio, è il Loukeeno di T°RED. Istruttore di kart, appassionato di auto e circuiti, in bici indossa la maglia gialla e si trasforma in Froome.

 

Box 2_Romolo e l’emozione

Monza. L’ultima volta che ci sono entrato con una bicicletta è stato per la criterium road un annetto fa. La prima vittoria di una bici con i freni a disco in una gara ufficiale. Una bici in titanio.
I ragazzi del RED team ci accolgono stupiti. In mezz’ora circa tutti hanno una bici TºRED impostata sulle loro misure. Per noi è normale, Luchino ed io ci capiamo di sguardo ormai e Jac ha preparato tutto alla perfezione.
Non conosco nessuno di loro sui pedali ma mi fido.
Loro si fidano di me.
E corrono, corrono forte. Spesso sotto la barriera degli 8 minuti. Solo una malizia strategica li toglie dalla lotta per il podio assoluto.
In 12 ore cresciamo insieme. Cadiamo, ci risolleviamo.
Team.
Le bici permettono ai ragazzi di dare il loro meglio.
Pioggia, notte, freddo.
Questo è un team.
Con la T maiuscola.
E rossa.
TºRED.

Romolo Stanco è la mente di TºRED. Fisico, architetto, musico, ciclista per passione…difficile trovargli una definizione, è sempre pronto a mostrare una dote in più.

 

Box 3_Stefano…Arrivabene

Io le bici le ho solo guardate sotto il sedere degli altri, ma quest’anno è andata così e a dire la verità mi sono divertito lo stesso. Quando dal furgone sono cominciate a scendere bici, ruote e attrezzi ho capito che questa volta sarebbe stata differente e mi sono sentito parte di un team vero ma in obbligo di risultato. Dopo poche ore ho scoperto che la testa, intesa come strategia, conta quanto le gambe e che pedalare senza essere competitivi è impossibile… Mi sono convinto che i ragazzi del muretto sono importanti anche più delle ruote a profilo alto (che nei continui rilanci si fanno sentire)… Ho capito che se hai la radio in mano non puoi dormire e anche che se sei in un box minuscolo in cui degli sciocchi hanno montato un fottuto gazebo non puoi dormire… Ho imparato che portare i rulli è importante ma farli è difficile, che i Baum sono l’esempio da seguire anche per le ragazze che cucinano frittate e toast… Soprattutto ho scoperto che i due Red, quello T e quello Live, insieme fanno una bella coppia e che su due ruote possono fare tanta strada e divertirsi per 12 e anche 24 ore.

Stefano Martignoni, anima di Red-Live e autore di BikeChannel, pedalatore e tester instancabile, per questa 12h si è messo al servizio della squadra, radioline comprese.

 

Pista 1_Edoardo & Manaia

L’esordio con Manaia avviene direttamente in gara. Arrivo dalla Lightweight Urgestalt con ruote Meilenstein, 6 kg netti di qualità tedesca. L’approccio con la bici è quello con la gara: a tutta! I primi sei giri, compresa la partenza lanciata, sono a oltre 45 km/h di media. Continui i rilanci, situazione in cui Manaia spicca per reattività e prontezza di risposta al colpo di pedale.
Bella l’idea di ridare vita all’alluminio, materiale trascurato ma che può dare molto a chi cerca la prestazione pura.

Edoardo Margiotta. Giornalista nel settore auto e moto, riscopre la passione per le gare in bici dopo 15 anni di stop. Il ritorno è traumatico ma emozionante!

 

Pista 2_Luca & VedovaNera

L’esperienza sulla VedovaNera è stata davvero piacevole. Nonostante cavalcata per la prima volta me la sono sentita benissimo da subito, facile da guidare, ottima nei rilanci e precisa in entrata e uscita di curva. Rigidissima, non dava però fastidio nemmeno nei tratti in cui l’asfalto di Monza lasciava a desiderare, assorbendo bene tutte le vibrazioni. Ottimo il connubio titanio e dischi e accattivanti le grafiche … mio figlio Mattia qualche anno fa si era fare un tatuaggio con henne identico al Vs. Aracnide…
PS: durante la notte uno che si trovava a passare nei pressi del box, parlando con un amico e guardano le bici, diceva: con questi mezzi, questi devono fare proprio sul serio…

Luca Cribiù. 49 anni, vive a Lainate (MI), insegna all’alberghiero. Va in bici dal 1990 e dice di non vincere spesso, ma poche settimane fa è diventato campione provinciale di Varese e campione regionale di Lombardia di seconda serie Acsi.

 

Pista 3_Andrea & Aracnide Carbonio

Mi ritrovo catapultato in una gara che regala molta interazione con i compagni, diversamente da quello che accade nelle granfondo, una situazione meno noiosa e scontata rispetto a quello a cui sono abituato.
La bici… il fatto di averci fatto una gara a ritmi tirati senza averla mai provata prima dice tutto. È stato subito feeling!
Facile da guidare, reattiva sia da seduto che in fuori sella, precisa negli inserimenti in curva e il paradosso della sua estrema comodità nonostante sia super mega stiff.
Aracnide non è stata la sola a impressionarmi, anche il mio coach: lo ho visto attaccarsi alla boccia di grappa come un beone consumato invece di spronarmi!
Quando ripetiamo?

Andrea Nicolosi. 36 anni, triatleta sulle lunghe distanze (ci prova, dice), ex ciclista agonista.

 

Pista 4_Simone & Aracnide Carbonio

Alla 12h ho avuto il piacere e l’onore di salire su un’Aracnide Disc con telaio in carbonio (non ditelo a Giairo che era la sua) montata Sram Red. Feeling positivo fin da subito nonostante fosse di una taglia in meno, “incazzosa” come piace a me dato lo sterzo bello basso e reattività top! Paurosa nei rilanci, ruote TOOT incollate a terra: pensavo a una scorrevolezza minore con i dischi invece mi sono dovuto ricredere fin da subito, e i mozzi IndustryNine…wow!
La gara è partita alla grande, abbiamo tenuto la top 3 per diverse ore, successivamente una svista e qualche errore ci ha fatto arretrare oltre la decima posizione, ma grazie ai nostri “strateghi” e alle gambe di tutti i miei compagni di squadra, siamo riusciti a portare a casa un ottimo risultato!
Ps. l’acqua che ho preso alle 6:30 di mattina non la dimenticherò tanto facilmente!

Simone Curti, 32 anni, Lecco. Ex crossista e mtbiker, oggi stradista “convinto”. Benessere, condivisione, community e stile di vita, questo è il mio CICLISMO.

 

Pista 5_Igor & Aracnide Acciaio OOL

Bell’evento, diverso dal solito e completamente fuori dai canoni rispetto alle solite granfondo. Lo spirito di squadra prevale nettamente sull’individualità, ti fa sentire molto più carico e motivato, perché sai che la tua prestazione influenzerà il risultato finale di tutto il team. Ti mette addosso una bella pressione, forte ma positiva, ogni volta che stai per partire per il tuo turno. Poi vai, ti lanci, e l’adreanalina e la fatica prendono il sopravvento. Quest’anno io ero un po’ la palla al piede della squadra, essendo il meno allenato e nettamente il meno abituato alle competizioni, ma devo dire che con un po’ di fortuna (e sputando sangue) sono riuscito a non far notare troppo la cosa, o comunque a non vanificare il gran lavoro fatto da tutti gli altri. C’è di buono che ogni volta che sono entrato in pista sono quasi sempre riuscito ad attaccarmi a trenini piuttosto veloci, mantenendo così buone medie, e quel paio di volte che sono uscito da solo… beh, ho fatto andare in allarme rosso il cardio del mio Garmin. Ma per la squadra, questo e altro. Come avevamo intuito l’anno scorso, la tattica in una gara di endurance come questa è molto importante: la programmazione dei cambi e il perfetto tempismo sono fondamentali, sia per non perdere secondi preziosi, sia per cercare di stare più tempo possibile insieme ai gruppetti più veloci. Con l’impeccabile lavoro del coach Stefano e del fornitore dei mezzi Romolo – entrambi pronti alle radioline per comunicare i momenti dei cambi – siamo riusciti a sfiorare la perfezione a livello di strategie, e alla fine possiamo dire di essere stati battuti solo dai veri top team della 12H, venuti a Monza con organizzazioni quasi da squadre pro e col chiaro obiettivo di portare a casa la vittoria. Ma li abbiamo comunque fatti sudare. Un ringraziamento enorme, ovviamente, va a Romolo ed Erica, che ci hanno fornito mezzi a dir poco sopraffini. Sapevo già che le bici T°RED fossero dei gioielli, ma solo salendoci ti rendi veramente conto di che differenza facciano. Personalmente ho voluto provare l’Aracnide in versione acciaio perché, da aficionado del carbonio, ero curioso di scoprire che sensazioni potesse trasmettere quel materiale così inusuale sulle bici da corsa. Beh, a parte il peso ridottissimo (6,2kg, che già da soli dovrebbero bastare a rendere l’idea) sono rimasto impressionato dalla reattività della bici, rigidissima e capace di trasmettere senza filtri ogni watt dal pedale alla ruota posteriore. Questa caratteristica mi ha consentito ogni volta di ripartire con pochissimo sforzo in uscita dalle varianti di Monza, con anche una grande sicurezza nell’entrare in pieno alle due curve di Lesmo e una sensazione di comodità che mi ha messo a mio agio durante la sessione più lunga (quella iniziale da 6 giri), facendomi anche sentire meno la fatica. Davvero, credo che l’aver fatto la gara con la T°RED mi abbia semplificato le cose, rendendomi più accessibili medie e ingarellamenti nei grupponi di testa che altrimenti, considerando il mio allenamento decisamente amatoriale, non credo sarebbero stati alla mia portata.

Igor Berzi, 47 anni, giornalista di SuperBikeItalia. Da qualche anno affianca la passione a pedali a quella a motore. Va in bici per piacere, raramente partecipa a gare e granfondo, la 12h è una eccezione perfetta per un passista come lui.

 

Pista 6_Marco & Aracnide RedBack

Questa 12h è stata la mia 2° edizione dopo la prima del 2015. Mi sono divertito un sacco per il team e l’accoppiata con T°RED. L’Aracnide mi è piaciuta davvero molto, e ho ancora stampata nella mente un’immagine fissa alla variante Roggia, la seconda del circuito. Se ero davanti al gruppo dovevo aspettare che mi raggiungessero, nei giri in cui ero indietro, quando gli altri rilanciavano per chiudere il buco, in un attimo ero a ruota.
Ho apprezzato subito la reattività e direzionalità della bici, e il comfort: pur non essendo un su misura perfetto ma adattato su di me non ho avuto nessun indolenzimento o problema nonostante i giri “a tutta” che ci siamo sparati con il cambio di strategia.

Marco Bencini, 45 anni, ciclista amatore da sei anni, impegnato per passione in granfondo di diverso tipo e in mtb. Prima le competizioni di velocità le faceva in moto. È stata la sua prima volta su un titanio.

 

Pista 7_Fabio e VedovaNera

È la mia seconda 12h, completamente diversa dalla precedente. L’anno scorso c’era un gruppo compatto, e l’obiettivo era riuscire a stare nel gruppo che viaggiava regolare, quest’anno il gruppo si è staccato, smembrato e abbiamo dovuto cambiare strategia. Una scelta destabilizzante, una bella differenza tra i 50minuti di fila e fare un giro a testa! Ma è stata la scelta vincente, e abbiamo fatto la differenza.Come lo scorso anno mi sono trovato di fronte molte facce nuove, ma abbiamo fatto gruppo rapidamente e in modo omogeneo.
8 persone e in più bici mai provate, un doppio elemento, una sfida nella sfida. Ed è andata bene, oltre ogni aspettativa, sia per lo spirito di squadra che per la bici.
Sono rimasto molto molto colpito dalla reattività e dal fatto che, diversamente da quanto succede sulla mia bici, quando spingo sui pedali non c’è dispersione di forza sul telaio e la bici ti segue sia da seduto che ancor di più quando ti alzi in piedi per rilanciare. Ha maggiore scorrevolezza e minor assorbimento di forza, è reattivo ma anche molto confortevole: il giorno dopo stavo benissimo! Di solito mal di collo e di spalle arriva sempre se si cambia bici, io lunedì stavo benissimo anche di gambe.

Fabio Banfi, 35 anni, ha iniziato a correre a 13 anni in mtb, per arrivare alla strada nel 2011. Quest’anno ha ripreso seriamente con le gare, prevalentemente su strada.

 

Pista 8_Nicola & Aracnide A01RR

La bici mi è sembrata sin da subito molto leggera, scattante nei rilanci anche da basse velocità e parecchio performante. La prima impressione che mi ha dato il telaio è legata al modo in cui assorbe (bene!) le vibrazioni: grazie a questa caratteristica non stressa chi la guida, permettendo di stare “comodamente” più ore in sella…
È stata la mia prima partecipazione a una 12 ore e mi son divertito parecchio!

Nicola Venuti, ciclista per passione, si è “cuccato” gli ultimi giri a bomba e l’unica caduta del team, ma si è rialzato per raggiungere il 6° posto assoluto e il 2° di categoria.